lunedì 9 ottobre 2017

Libellule Lecce


 Un piccolo presente per festeggiare le donne dei miei amici.


La libellula simboleggia
 il successo, la forza,il coraggio e la felicità.
a Te e a chi vuoi bene.
 FerMala

domenica 8 ottobre 2017

Specchio specchio delle mie .... donne

Antico lavabo in marmo anni 30.
... riqualificato con sostituzione marmo e aggiunta brocca e catino.
Specchio, sedile e luci anni 2000.

domenica 1 ottobre 2017

La poltrona e la sedia vuote.



Vicino alla finestra c’è una poltrona,
dove ogni sera Mamma si sedeva  ad aspettare il mio ritorno.
Sulla sedia accanto Papà,  teneva compagnia.
Quando aprivo la porta vedevo i vostri occhi accendersi di luce,
il volto sorridente e disteso.
Il vostro amore era per me.
Le vostre mani sempre pronte per una carezza ai mie figli.
Nell’attesa Tu Mamma lavoravi ad uncinetto,
il Babbo raccontava storie di gioventù.
Fu prima Lui ad abbandonare quella sedia,  poi Tu la poltrona.
Ora anch’io mi siedo ad aspettare il ritorno dei miei figli.
Li aspetto come Voi avete aspettato tutti noi,

con gioia, con amore, in silenzio fino al tramonto.

sabato 10 giugno 2017

e vai con il rame


Filo di rame rigido che con il tempo ha preso il tipico colore verde rame ho aggiunto una coccinella su ad una foglia.
Una libellula stilizzata e una farfalla sempre in rame.
Le rigature sono state fatte battendo con il martello su ad un apposito scalpellino.
Tanto per passare il tempo e sfuggire al caldo dell'estate imminente.

domenica 19 marzo 2017

I viaggi del pesciolino

Questa è una raccolta dei viaggi che sta facendo il mio pesciolino.
Ad ogni viaggio viene liberato un piccolo pesciolino di legno con il logo del mio blog.
Chi lo trova è pregato di fotografarlo e comunicarmi dove è stato trovato.



 1° pesciolino.
 Sharm è in questo mare che sta nuotando il primo pesciolino.

2° pesciolino.
Nepal parco Chitwan a Katthmamdu. Un piccolo torrente che corre veloce.

3° pesciolino.
Posizionato in bella vista su ad un cartellone dell' aeroporto di Lanzarote Isole Canarie.
Questo è ben visibile e facile da notare e raccogliere.
 4° Pesciolino.
Lo porterà al mare l'acqua limacciosa dell'Arno passando sotto il ponte vecchio a Firenze.

venerdì 3 febbraio 2017

L'influenza



L’INFLUENZA      (03/02/2017)
Ringrazio di essere nato in un borgo di poche case: quattro in tutto, di un piccolo paese della pianura Padana a ridosso dell’argine del grande fiume.
Tanti prati, uno stradone lungo tra due file di pioppi. Lì, con tanti amici, ho imparato a nuotare nei canali, a correre scalzo a piedi nudi e a strisciarli a terra per alzare la polvere.
Ho bevuto acqua dai fossi e acchiappato rane e pesci con le mani nude.
In primavera a far gara chi raccoglieva più viole profumate per poi metterle a bagno in un bicchiere d’acqua.  A soffiare sui “brusaoci” e con il gambo tenuto tra le dita per farlo piegare, fintantoché non si terminava la cantilena “…… meopà le andà in parson par un gran ad furmaton …” e realizzare  trombette;  con i rami giovani di salice ho imparato a fare zufoli.
Ringrazio di aver giocato con quello che capitava: la “ lipa”, il “ maghin” e lo “s'cianco”.
Ringrazio gli uccelli per i loro nidi, poi noi a scalare gli alberi per osservare gli implumi uccellini.
La nonna che teneva in mano le ortiche per tagliarle e darle ai pulcini, mentre mi raccontava le storie del suo passato.
Ho vissuto tra buoi, mucche e saltellanti vitellini che correvano alle mammelle materne.
Una fattoria in piena regola con galline, faraone, tacchini e il maiale che urlava disperato a dicembre .
Mi son rimasti quei ricordi e quelle innocenti emozioni che a volte riappaiono nitide:
quando salivo sulla groppa della nostra cavalla mentre mio fratello la teneva per le redini, mi sembrava altissima.
Ringrazio per il pane che non è mai mancato a casa mia, la polenta e il companatico, neppure il vino e la grappa fatta in casa, rallegrando  le sere d’inverno quando i nostri vicini venivano a giocare a tombola o a briscola.
Ricordo il caldo crepitio del fuoco mentre fuori nevicava ed io segregato in casa sbirciavo dal vetro della finestra per controllare se "al trapulin" avesse preso qualche ignaro passero.
Immancabile l’influenza annuale che mi costringeva a letto con la febbre. La visita del medico. La paura mentre lo sentivo salire le scale e poi il responso: “punture”. Dall’ armadio usciva la scatola di alluminio con la siringa in vetro e un grosso ago che venivano fatti bollire sulla cucina a legna. Mia madre fungeva da infermiera “ sta fermo” girati e abbassati le mutandine. I miei fratelli mi tenevano, per quel che potevano, fermo mentre “l’infermiera” con un batuffolo di cotone imbevuto d’alcool mi strofinava la natica predestinata . “ non tener duro che ti fa più male”, parole inutili, io indurivo il muscolo ma l’ago entrava a svolgere la sua funzione.
Ero un signore  e neppure lo sapevo.
Quanta serenità in quella famiglia che sapeva godere di quel poco che c'era.
Ora che ci penso quanti regali ho avuto in tutti quei giorni che mi son sfuggiti come sabbia tra le dita.

                                                                                   FerMala

sabato 28 gennaio 2017

Riciclo lampada


"il riciclo da sempre buoni frutti"
Lampada realizzata con tubo di rame recuperato da impianto di condizionamento, 
foglie e calice da pluviale, base da altoparlante, vetro da lampadario retrò.

mercoledì 11 gennaio 2017

Scaldaletto - prete o munega



Scaldaletto trasformato in lampada.

In Italia settentrionale venivano chiamati preet o munega  (prete o monaca) 
Questo attrezzo veniva messo sotto le coperte con un braciere  al centro e serviva per dare un po' di tepore prima di coricarsi.

... ed ora al lavoro: iniziano le richieste per la produzione.