giovedì 24 marzo 2011

Jack (GEK)

Posted by PicasaGEK (lo scrivo così, come l’ho sempre chiamato)


Seduto al mio pc guardo il fuoco del camino, nell’altra stanza, che si sta spegnendo. Ho un po’ freddo, ma la pigrizia è superiore e continuo a battere, con i due indici, sulla tastiera, mi è tornato il ricordo di Gek: il cane di famiglia, per intenderci. Trovato ancora piccolo, da Marco nell’agosto del 2004, quando con il motorino delle poste correva per le strade di Bergantino. Sembrava più un prototipo che un cane. Nato dal miscuglio di almeno tre razze: segugio, cane lupo, collie e forse altre tante razze non ben identificate. Un bastardo di mezza taglia con il manto bruno color del legno stagionato, più scuro sulla schiena, e sfumature beige sul petto, due orecchi cadenti, uno lo portava ritto e l’altro piegato; corpo lungo con una vertebra in più, il muso sembrava copiato dall’orso bianco. Il suo naso umido sempre pronto a strofinartelo in cerca di una carezza, quando tu da un paio di minuti non gliela elargivi. Correva veloce ed allegro sempre. Abbaiava a chi gli era antipatico e abbiamo riscontrato che sono le stesse persone antipatiche anche a noi. Gli amici nostri erano anche amici suoi e subito anche da loro pretendeva carezze. Un segugio? Durante le passeggiate in campagna scovava e rincorreva lepri e fagiani. Due le lepri riportate a casa dopo un inseguimento. Altre volte non riuscendo a prenderle tornava ansimando con una lingua smisurata e penzolante. Odiava i cani del vicino e con loro intratteneva, attraverso la recinzione vere battaglie verbali e non solo. Andava d’accordo con i nostri altri tre gatti, ma gli stranieri no! E’ toccata sorte grama al gatto di M….. “una stretta al dorso uno scossone tra le sue fauci e del gatto fu la fine”. Ad un gatto selvatico che tentava l’intrusione in sua proprietà dopo averlo noi istigato all’attacco, si è buttato, inconsapevole di quanto fanno male le unghie attaccate al muso e alle orecchie. Il gatto con le sue unghie gli bloccava ogni movimento della bocca, ma alla fine ha prevalso lui e il gatto si è dovuto rifugiare sull’albero di noce, dove è stato per più di tre giorni immobile, poi non lo abbiamo più visto. Tante le storie da raccontare che riemergono di tanto in tanto nei ricordi e come per i nostri parenti scomparsi corre frequente il suo ricordo. Di tutte le razze che lo hanno generato ha preso la parte migliore di ognuna diventando “il non plus ultra dei cani” il migliore “the best dog in the world”.
Lo vedo ancora lì seduto davanti alla porta che aspettava quel suono che fa il mio pc quando si spegne. Lui era lì ad aspettare che io uscissi e lo invitassi a farsi un giro in campagna. Lui ci accompagnava sempre tutti. Lui capiva le nostre intenzioni, non abbiamo mai saputo come facesse, quando si partiva per il giro quotidiano per la campagna lui ci precedeva. Non portava né collare né guinzaglio, non era necessario gli bastava una voce e subito era lì accanto a te. La sua faccia allegra, la sua coda alta e il suo sculettare ti rendeva felice perché lo vedevi contento. Si passava vicino alle galline di Cecilia le guardava e sapeva che non doveva rincorrerle, se stavano ferme lui passava e andava oltre se solo si muovevano bisognava richiamarlo all’ordine e solo dopo continuava a correre davanti a te in cerca di altri odori o di una pianta da marcare con la sua pipì. Era il momento che lui viveva e forse era anche il mio momento per vivere guardando la natura. L’uomo ormai non vive più, è messo al guinzaglio dalla società che pretende sempre di più. Bisogna aumentare il pil, bisogna produrre, bisogna andare in vacanza, bisogna bisogna… Quando ci fermeremo a vivere? Sì! vivere con semplicità con i frutti della natura e ammirando le bellezze che ci offre. Senza invidia con il vicino, parlando incontrando riscoprendo l’amicizia. Ecco! il Gek aveva capito tutto questo. “gek!” ed era pronto a saltare in macchina, lato passeggero, di Marco si accovacciava e non disturbava più. Sulla barca a prua in piedi, mentre viaggiava, annusava l’aria, poi scendeva sulla spiaggia dell’isola a Ficarolo e rincorreva i fagiani. Non ha mai imparato a bere come facevano tutti i cani con la lingua ritorta, lui mordeva l’acqua. Quante buche ha scavato attorno a casa per cercare un po’ di fresco, quante talpe ha inutilmente cercato conficcando il suo nasone dentro ai buchi nel terreno. Ora giace immobile là in fondo, con accanto la sua pallina compagna di tanti giochi, te la portava ma non voleva dartela subito, voleva che tu gliela strappassi poi pretendeva un lancio e via di corsa a riprenderla e a riportartela per un altro gioco.
“ciao Gek, ciao mondo, ciao luna splendente, ciao strade, ciao campagna, ciao anche a te stella lucente che brilli lassù, ho alzato gli occhi e ti ho ammirata sei lì nel cielo infinito e per sempre nei miei sogni, il mio affetto per te mi accompagnerà sempre: addio”.
Il tempo ha compiuto i suoi giorni e le stagioni riprenderanno il loro ritmo. 15 gen. 2011 FerMala

Sole a primavera


Ore 6,10 del 21 mar.2011 -
Il sorgere del sole visto da 45° 00' 55.30" N - 11° 30' 27.26" E
Il cielo è sporcato dalle scie lascite dai tanti aerei in transito.
Non visibile uno stormo di anatre in volo
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domenica 6 marzo 2011

Tela


Fiori su tela di un sacco di canapa.
Un tempo paralume.
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giovedì 3 marzo 2011

Fuoco


Fuori nevica.
Ieri , una giornata con un vento di bufera che sembrava spazzasse tutto e pulisse il cielo.
Invece ecco le nuvole e abbondanti fiocchi bianchi cadere lentamente dal cielo.
Acceso il caminetto, aperto un libro, disteso sulla poltrona, la gatta che fa le fusa accovacciata sulle gambe.
Di tanto in tanto osservo dalla finestra il manto bianco che lentamente copre la campagna.
Come amo il calore e la compagnia del fuoco.
Un rosso mantello che mi parla con la sua fiamma e i suoi crepitii.
Spicchi di sole che il legno ha rubato durante l’estate e che ora generosamente mi regala.
Osservo, tacitamente, l’infinito andar del tempo.

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