lunedì 25 giugno 2012

Erzberg (amico, sbadato, sfigato)








Erzberg 2012 (Austria)
L’amico, lo sbadato e lo sfigato.
    Quando andavo a scuola e il prof. mi leggeva l’inferno di Dante, lo avevo immaginato come un grande imbuto. Una serie di cerchi che degradavano verso il fondo sempre più stretto ed ora ecco che, quell’immagine, mi appare dinnanzi … è la cava di ferro di Erzberg in Austria, scenario unico  al mondo per una durissima gara di enduro.
   E’ uno spettacolo unico che mi si è aperto agli occhi quando, dopo aver sostato la notte sul camper, fuori dalla cava, sono entrato, insieme ad una lunga fila di mezzi di ogni genere: caravan, camion, furgoni, fuori strada  ed altro ancora, tutti adibiti a trasporto moto da cross enduro con rider (piloti) a bordo. La notte era stata un susseguirsi di pioggia e di conversazioni telefoniche con gli amici che erano arrivati entro le 22, l’ora stabilita per accedere alla “collina” ed accamparsi per i quattro giorni del rodeo. Alle sette in punto, non un minuto di meno, la guardia, posta sull’incrocio che dava alla cava, ha iniziato a far transitare i mezzi. Il fango rosso scendeva con l’acqua dalla ripida strada sterrata che dava accesso alla collina. Tutti hanno fretta di raggiungere il loro posto per piazzarsi e sostare. Il nostro era stato recintato dai tre amici che erano entrati il giorno prima. Una decina di manovre per trovare il posto giusto: quattro camper, due di fronte ad altri due e tutti e quattro ad una distanza ravvicinata dai cessi. I cessi ogni quattro ore venivano svuotati da apposita cisterna mobile e l’odore, non certo buono, ti restava nell’aria per una decina di minuti.
Il giovedì si passa alla punzonatura delle moto, all’assegnazione dei numeri di gara e del transponder.  Venerdì mattino di buon ora tutti svegli, si fa colazione e ci si appresta alla vestizione dei piloti, poi tutti giù a prendere il via al cancello di partenza: ne parte uno ogni 10 secondi.
   La giornata è calda, le nuvole hanno lasciato il posto ad un sole caldissimo. Ci mettiamo  ai bordi della pista con macchine fotografiche. La gara inizia e insieme alle moto arriva la polvere di terra rossa che un lieve venticello spinge sopra di noi ed entra nelle nostre  narici, la polvere si accumula sulle facce e dopo pochi minuti sembriamo come truccati con il mascara. Dentro le narici si formano dei sassi che, dita esperte, di tanto in tanto entrano a liberarle… Quando il vento cambia e spinge oltre la polvere arriva l’odore delle pisciate fuori dal bagno che un po’ tutti fanno.  IL paddock è un campo multinazionale, tutti intenti agli ultimi dettagli per la messa a punto delle moto. Tutte le nazioni d’Europa sono rappresentate, si leggono sui numeri di gara nomi stranieri e nazioni anche d’oltre oceano. Ogn’uno si è ritagliato un piccolo spazio vitale. Siamo prigionieri dei mezzi del vicino come nel gioco dello shangai, non ci si può muovere se qualcuno non ti dà spazio. La sera è tutto un brulicare di fuochi accesi per la carne alla griglia.
    Siamo accampati a più di un chilometro dall’arena, da dove partono i piloti, con un dislivello di almeno trecento metri. “l’ho fatta un paio di volte e per poco non mi scoppiava il cuore” La pista, della grande montagna, arriva fino a 1.466 metri d’altezza, sul fondo dell’enorme imbuto un laghetto di acqua verde rame. I piloti partecipanti sono più di 1850.   Un raduno “biblico” che non ho mai visto di simile in vita mia. Sarà una gara durissima, dicono, “la più dura del mondo” e solo 500 dei 1850 iscritti potranno partecipare alla gara della domenica.
   Si parte per i due prologhi (Iron Road Prologue) del venerdì e del sabato. Una gara cronometrata sui 13 km circa. Bisogna andare forte tra i sassi, la ghiaia, la polvere e buche d’acqua che ancora persistono sulla pista dalla pioggia del giorno prima.
Come già detto, mi sono sistemato sul bordo della pista su ad una collina del materiale di scarto della cava: sassi e ghiaia. La distanza è tale che non si distinguono i motocrossisti, ci sarebbe voluto un cannocchiale. Scruto l’orizzonte per identificarli da qualche particolare, è difficile non scorgo nessuno. La macchina fotografica è pronta, faccio zumate inutilmente, non mi resterà nessuna foto.
   Qui inizia il mio personale e “tranquillo week end di paura”. Non ho visto passare Murdock 741, mentre altri due amici, Ronca 31 e Ghergio, alzano il braccio e salutano.
Lo sapevo, “lui” pensa alla gara, non vuole distrarsi per potersi piazzare tra i 500 e non vuole perdere tempo a salutare. Ha piazzato la telecamera sul casco per filmare il percorso. Dopo una buona mezz’ora arrivano tutti al paddock: lui no!  Mi dicono che ha rotto la moto era davanti a loro e quando lo hanno raggiunto ha fatto loro segno di proseguire senza fermarsi, era in piedi e stava bene.  Fingo impassibilità, ma ho una stretta allo stomaco. Passano i minuti, poi le ore e non arriva al campo. Ghergio, il biondo, è incavolato perché a poche centinaia di metri dall’arrivo ha sbagliato percorso, si è perso nella pista e non ha concluso la prova (sbadato).
Cerchiamo di avere informazioni dagli organizzatori, “i crucchi” non sanno niente, non si capisce niente, sono intenti a controllare, ma non danno informazioni. Vado su e giù dalla collina, una fatica boia, il sole spacca le pietre, l’afa e il caldo insopportabili.
Mezzogiorno. Non si sa ancora niente, chiediamo alla croce rossa, ma non hanno fatto ricoveri all’ospedale. Alle 13 vedo salire uno stralunato essere umano tutto sudato, una goccia per ogni poro, rosso cotto dal sole che avanza con passo lento ed incerto. Il cuore riprende a battere regolarmente. “Ho sbiellato” dice e chiede acqua,  la moto è a circa 5 chilometri, i commissari di gara non lo lasciavano andare.   Con gli amici nel tardo pomeriggio recupera la moto. Per lui l’Erzberg è finito.  Serata di imprecazioni e sfottò  addolcite da una buona salsiccia alla brace, vino clinton e birra. La mattina del sabato le nuvole coprono il cielo sulla pista e ora fa freddo. Uno dei suoi amici, Ronca 31 (amico), insiste per farlo correre al posto suo con la sua moto e con la sua identità. Murdock 741 è perplesso, ma alla fine accetta volentieri. Piove, mi copro con la cerata e ombrello. Sono ben appostato, ho chi mi farà il segno quando partiranno gli amici.   Una grossa nuvola copre la montagna, scende una nebbia fitta come quelle del Polesine. La gara viene annullata.    Restano validi i tempi del giorno prima. (Sfigato).
   “Non può finire così, vogliamo ritornare ancora ad Erzberg per la rivincita”.
   I tre non hanno vinto nessun premio e allora gliene ho confezionato uno per ciascuno con i sassi prelevati dalla cava di Erzberg.
L’amico(friend), lo sbadato(careless) e lo sfigato(unlucky).



sabato 16 giugno 2012

Lavanda



LAVANDA e lavandini
Nella foto due delle tre specie che posseggo.
Siamo nel periodo di maggior fioritura della lavanda e dei suoi ibridi “lavandini”.        .    
Il nome "lavanda" deriva dal fatto che questa specie era molto utilizzata  per “lavare” il corpo.
E’ una pianta che cresce spontanea nel sud d’Italia, preferisce terreni aridi e sassosi. I fiori di un azzurro pallido sono profumatissimi. Spesso le api vi fanno visita per raccoglierne il nettare. La sera strofinatevi dei fiori sul corpo, avrete meno possibilità di essere punti dalle zanzare.  Raccogliete i fiori, lasciateli asciugare all’ombra, poi confezionate dei piccoli sacchetti di stoffa da posizionare tra la biancheria, il suo delicato profumo vi accompagnerà per tutto l’inverno. La lavanda è l'elemento base per la preparazione dei pot-pourri per profumare la casa.
Esistono una cinquantina di specie di lavanda. A fine fioritura si deve potare eliminando gli steli fioriferi e cimare le piante.
“Percepire l’essenza dei colori, dei profumi  può far bene all'anima, perché è vita”.

martedì 5 giugno 2012

Ciliegie

Tanti piccoli cuoricini rotondi, rossi e dolci.
Tante, troppe ciliegie e poche foglie, il risultato sono frutti piccoli e poco succosi.
La ciliegia ha proprietà simili all'aspirina, ideale per tener lontano l'infarto.
Anche le ciliegie hanno il loro santo protettore è S. Gerardo dei Tintori si festeggia il 6 giugno a Monza.

sabato 12 maggio 2012

Actinidia fiori


E' iniziata la fioritura dell'actinidia chinensis (kiwi) varietà hayward. Prima i rami che sentono maggiormente il caldo delle belle giornate di maggio poi, in pochi giorni, anche tutti gli altri fiori sbocceranno e stenderanno il loro mantello bianco panna sotto le verdi e larghe foglie.
Il kiwi è una pianta dioica devono esserci piante femminili e maschili, almeno un maschio ogni sette femmine. I fiori femminili si distinguono perché sono disposti con spazi tra di loro, quelli maschili a grappolo. La pianta femminile va potata in inverno, mentre quella maschile dopo la fioritura a fine primavera (giugno).
Per l'impollinazione sono necessari gli insetti pronubi, le api, i bombi, ed altri insetti che portano il polline da fiore a fiore. Il polline del kiwi è molto secco e le api in genere non gradiscono perché difficile da accumulare sulle zampette posteriori. Un altro elemento che aiuta l'impollinazione è il vento che trasporta il polline dal maschio a femmina. Chi ha poche piante può usare il cotton fioc facendolo passare con delicatezza tra i fiori maschili e poi portarlo su quelli femminili.
Per una buona pezzatura del kiwi è necessaria una buona impollinazione.
I fiori emanano un delicato profumo.

Foto in alto fiori femminili, in basso fiori maschili.

martedì 1 maggio 2012

Cock coque



Portauovo alla coque.
Da un viaggio in Giappone, fatto ormai da oltre un decennio, ho portato delle radici di canna di bamboo. Tagliate, fatte essiccare e in prossimità del nodo ho ricavato dei simpatici pota uovo adatti per gustare salutari uova alla coque o cock. Cock è il rumore che si sente quando batti con il cucchiaio ... cock cock... sul guscio dell'uovo per romperlo.

Ricetta: Prendete un tegamino pieno d'acqua, portatela a bollitura, lasciate scivolare l'uovo e lasciatelo in acqua bollente per tre minuti.  L’uovo alla coque è adatto per tutti coloro che non vogliono rinuncia ad assaporare un gusto naturale.Toglietelo e servitelo su al portauovo coque di FerMala.

venerdì 27 aprile 2012

Martello per Giuliana & Giorgio


Martello in marmo, richiesto da Giuliana per batterlo in testa al marito Giorgio quando fa i capricci.

martedì 24 aprile 2012

Aquilone - vulandra







Complice una schiarita con sole e forte vento e ... siamo tornati bambini tutti e tre: padre e due figli maggiorenni con la voglia di costruire e innalzare un aquilone.
Qualche bastoncino leggero e la carta dell'uovo di cioccolato ecco costruito un aquilone e come il poeta Pascoli anche il nostro
... Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,
risale, prende il vento; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza.
S'inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.
S'inalza; e i piedi trepidi e l'anelo
petto del bimbo e l'avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.
Più su, più su: già come un punto brilla
lassù lassù... Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto... 

giovedì 19 aprile 2012

Pioggia benedetta





Piove ormai da un po' di tempo, di acqua la terra ne ha ancora bisogno. Fa freddo e le piante crescono lentamente. Io dovrei togliere i fiori laterali del kiwi, (foto 1 e 2 prima e dopo). per fare in modo che il fiore e frutto poi possa svilupparsi maggiormente.
E' un lavoro di pazienza, delicato e abbastanza noioso, quest'anno poi i tripli fiori sono in misura maggiore degli altri anni, pazienza e coraggio.
Le ciliegie hanno legato e promettono bene.
....per ora attendiamo che la primavera arrivi, mentre osserviamo il bel colore verde delle piante.
 














lunedì 16 aprile 2012

Fragole


I fiori delle fragole sono sbocciati  .. attendono gli insetti pronubi, mentre le api continuano ad essere assenti.

Il bacio della pioggia

Finalmente la pioggia e allora che cosa c'è di meglio che andare nella casetta laboratorio per ascoltare le gocce cadere sul tetto?   Mentre si ascolta il bacio della pioggia, si inganna il tempo costruendo.
1) sgabello per appoggiare i piedi quando, seduti sulla poltrona, si legge un buon libro.
2) martello in marmo bianco, servirà alla prossima Pasqua per romper le uova di cioccolato.
3) Anche le giovani zucche attendevano la pioggia ...sono pronte per la messa a dimora.

mercoledì 28 marzo 2012

Ciliegi


Ecco due esempi di innesti.
La prima foto rappresenta un fallimento. E' una pianta di oltre 20 anni che mi ostino a tenere, mi dicono tutti che è un bell'albero fiorito, ma poi di ciliegie solo qualche decina regolarmente preda di merli e storni.
La seconda foto rappresenta un successo. E' una pianta di 5 anni e ogni primavera copre i suoi rami di bianchi fiori che poi diventano rosse ciliegie. La maturazione avviene quando gli uccelli, sazi delle ciliegie precoci, cercano altri frutti da castigare.

giovedì 22 marzo 2012

innesto a triangolo

Io lo faccio così come me l' hanno insegnato. Non voglio insegnare niente a nessuno. Attenzione ci sono innesti che poi daranno frutti e altri solo fiori e foglie. Tutto questo su richiesta del mio amico T.B. "che è già bravo di suo".
1) Forbice. coltello, rafia, mastice o nastro autoagglomerante.

2) preparare il portainnesto e l'innesto (marza) con tagli a triangolo
3) appoggiare la marza al portainneso e legare stretto con rafia o nastro autoagglomerante





4) Massimo tre gemme, tagliare tutti i rametti del portainnesto.

5) un innesto del 2011(ciliegio)

6) il risultato sarà un albero da frutta in fiore 




mercoledì 21 marzo 2012

Rondini a primavera

Vi ho visto partire l'autunno scorso.
Vi ho visto sostare sui fili della luce come note di un pentagramma musicale,
Vi ho aspettato per tutto l'inverno, immaginandovi volare in paesi caldi.
Non vi ho visto il giorno di San Benedetto dove dovevate essere sotto il tetto.
Perché tardate ad arrivare?
Gli albicocchi, i prugni, i ciliegi e i peschi sono in fiore. I verdi piselli fanno capolino dalla crosta del terreno arrido: qui non piove da mesi. Ho praticato due innesti di albicocca e ho messo a dimora altre piante da frutto.
Ho iniziato ad irrigare l'actinidia e i meli. I bulbi dei tulipani stanno andando a fiore.
La primavera è sbocciata, speriamo che aprile mantenga le promesse... "ad aprile ogni giorno un barile".

domenica 19 febbraio 2012

Ancora sule api

Primi giorni di aprile di qualche anno fa .... quand'ero apicoltore.
"La regina con le 13 ancelle ... le indicano la cella dove deve posare l'uovo".


Incredibile! è bastato un raggio di sole, in questo rigido inverno 2012, per vedere ancora una volta le api uscire dall’arnia. Attive attorno all’alveare per le normali pulizie. Incredibilmente si vedono api tornare all’alveare con le cestelle piene di polline, ma dove saranno andate a prenderlo? Quello di febbraio è il mese per la stimolazione dell’alveare, ma attenti, apicoltori,le previsioni sono per un marzo ancora molto freddo.
Le api sono insetti che si adattano molto alla temperatura dell’ambiente. Loro non sentono la differenza  tra il caldo e il freddo. Escursioni di temperature che vanno da più 50° a più 10° non le mettono in difficoltà. Resta inteso che favorisco temperature miti a quelle rigide.
Sembra incredibile come riescano a mantenere all’interno della loro casetta temperature costanti attorno ai 35° in qualsiasi stagione.  Con il propoli chiudono ermeticamente tutti i fori del tetto così che il calore prodotto non si disperda.  Le api, al sopraggiungere del freddo si riuniscono al centro dell’arnia e formando il glomere: una palla di api disposta su tutte e due le parti dei telaino, dall’alto verso il basso occupando lo spazio rivolto a sud-est dove, eventuali raggi di sole invernale possano portare un po’ di tepore. Il calore viene prodotto dal loro movimento e continuo scambiarsi di posto dall’esterno all’interno del glomere. Temperature troppo fredde fanno morire le api, non di freddo ma di  fame, perché non riescono a nutrirsi anche se nell’alveare abbonda il miele.
Gli apicoltori non fanno visite invernali per mantenere ben chiusa l’arnia .


P.S. Ho un paio di amici che continuano la nobile arte dell’apicoltura, ho chiesto di inserire una sonda termica, appena sotto il coperchio dell’arnia, per verificare le temperature estiva e invernale.
E’ una mia curiosità, se chi mi legge lo ha fatto, sarei curioso di conoscerne i risultati. Grazie.

mercoledì 15 febbraio 2012

Cantinetta verticale

Porta bottiglie formato da tre volte il numero perfetto di tre, in totale custodisce nove bottiglie. In alto andranno messi tre vini rossi di più alto invecchiamento, al centro tre vini rosati o rosso giovane e in basso tre bottiglie di vino bianco. Questa disposizione è consigliata in funzione della  temperatura ambiente, che è più alta verso l'alto e man mano che si scende è più fresca tale da mantenere il vino alla temperatura più vicina a quella di servizio.
Questo porta bottiglie mantiene il tappo non a contatto del vino e permette ad eventuali depositi di raccogliersi sul fondo.
L' "opera" è unica realizzata su richiesta di E.& D. 

mercoledì 8 febbraio 2012

Casa mia

A casa mia c’è una casa bianca come le nuvole e azzurra come il cielo.
A casa mia c’è l’armonia da sempre e spero non ci abbandona mai.
A casa mia c’è un prato verde dove correvamo insieme ai nostri figli .
A casa mia c’è un cielo grande che per quanto tu lo guardi è sempre diverso. A casa mia qualsiasi cosa tu ci vuoi vedere  la trovi: luce, azzurro, nuvole, luna, sole, nebbia, uccelli, scie di aerei che vanno all’infinito e altro ancora.
A casa mia ogni giorno ci sono un’alba e un tramonto sempre diversi.
A casa mia c’è un glicine molto bello e lungo, sembrano due braccia distese,  quando è in fiore emana un delicato profumo tutt’intorno.

A casa mia c’è un parco grande con varie piante che mi tengono compagnia  con la frescura,  la frutta, le viole, le margherite, le rose e tanti fiori colorati.
A casa mia, ad est, c’è una grande siepe, oltre all’orizzonte un bosco di pioppi da dove, ogni mattino,  spunta il sole.
A casa mia ci sono sempre nuove immagini, reali o fantasiose, che mi girano nella testa, attraversano gli spazi e sembrano muoversi con la brezza tiepida che muove le fronde.
A casa mia, a volte, il vento spinge le foglie secche sul terreno e il loro suono riecheggia. Cerco tra quei suoni una voce, una luce, che mi attraversi.
A casa mia si muove la magnolia con le sue larghe foglie verdi e con i profumati  bianchi fiori. Sembra gradire la carezza del vento anche i ginkgo biloba  del viale alberato.
A casa mia un nuovo giorno inizia ogni mattina. Mi sveglio con intorno un mondo agitato. Tutti corrono, io me ne sono scordato. Poi tutti se ne vanno e resto solo nella mia casa bianca e blu con i suoi colori a respirare i suoi profumi. Il mio pensiero se ne va cercando un’immagine  come fosse una rosa, una rosa senza età.
A casa mia, c'è la mia casa.
...

domenica 5 febbraio 2012

Api che passione.


In passato ho coltivato "l'arte" dell'apicultura.
Stimolato da una domanda di un amico ho cercato e trovato tra le mie immagini questa bellissima foto di uno sciame, dopo anni la trovo sempre più bella.
Quello di febbraio è il mese per la nutrizione stimolante che si può fare con dello sciroppo - pari quantità di zucchero e acqua bollita (lo zucchero va aggiunto dopo aver tolto l'acqua dal fuoco)
La tecnica della stimolazione dell'alveare va fatta  circa un mese prima della prevista fioritura (qui è il difficile, ed ogni regola ha la sua eccezione). Viene fatta per predisporre un maggior numero di api, forti e robuste per la grande fioritura: dei fiori primaverili dei campi, degli alberi da frutto e acacie. Le uova di api operaie impiegano 21 giorni per la schiusa ed una decina di giorni per renderle operaie attive.
Attendere che passi il freddo di questi giorni prima di aprire gli alveari per inserire negli appositi nutritori lo sciroppo.
Al posto dello sciroppo si può mettere della melata delle smelature autunnali. Attenzione che se si sbaglia quantità o periodo si può provocare la sciamatura. Se la primavera ritarda le api potrebbero morire. Se le scorte dell'alveare sono abbondanti si può disopercolare alcune parti dei melari. Questo metodo serve anche per dare celle libere per la deposizione di uova da parte della regina. A questo proposito, ad inizio stagione, è bene inserire al centro un paio di nuovi telaini e spostare all'esterno quelli più vecchi che sono stati usati per precedenti covate. Le api che nasceranno saranno più grosse e porteranno maggiori quantità di polline e nettare all'alveare.  All'ispezione autunnale, per preparare le api all'inverno, si deve controllare la quantità di miele nell'alveare, se scarsa, la famiglia va aiutata, mettendo del candito.
Dopo il trattamento anti varroa, che si deve fare a fine estate, si può ancora stimolare la regina a deporre covata. Le api che nasceranno (senza il fastidio della varroa) saranno più robuste per affrontare l'inverno.
Purtroppo con queste stagioni  non si capisce più quando è tempo di intervenire, ma quì sta la capacità dell'apicultore che deve capire la natura e le proprie api. Insetti precisi, sensibili guardiani della natura.
Ogni apicultore ha le sue segrete convinzioni, le api vanno curate amorevolmente se si vuole essere ripagati con abbondante miele e polline.
Non ho la prestesa di insegnare niente a nessuno, ma ogn'uno prenda se vuole quello che più lo interessa.
Buon lavoro amici apicultori

venerdì 3 febbraio 2012

Ghiaccioli


..ma che freddo fa... I giorni della merla non se ne vogliono andare.
Le belle giornate che ci aveva regalato gennaio ci avevano illuso che l'inverno fosse finito....
Un merlo, che gira sempre vicino a casa mia, ha una piuma della coda bianca: "allora la storiella che i merli un tempo erano di piumaggio bianco è vera?" ho preso spunto da quella piuma per raccontare la storiella dei "tre giorni della merla".
.... un giorno di gennaio di tanti anni fa un merlo, una merla e tre merlottini erano venuti al mio paese a ripararsi nella fitta siepe di leilandi che sta in fondo a casa mia. Lì avevano sistemato il loro rifugio per l'inverno. Tutti bianchi mostravano con orgoglio la loro livrea. L'inverno sopraggiunse e il mese di gennaio si divertiva a castigare tutti con neve e freddo. La povera famigliola di merli si era spostata per ripararsi maggiormente fino vicino alla casa.  Finito il mese di gennaio, che in quel tempo aveva solo 29 giorni, la famigliola dei merli uscì e iniziò a fischiettare prendendo in giro gennaio; pensavano che l'inverno fosse finito. Gennaio chiese in prestito a febbraio tre giorni e li fece freddi e ventosi si che il povero merlo dovette rintanarsi vicino al camino del focolare di casa, con la merla e i merlottini, per trovare un rifugio più mite. Intanto continuava a nevicare. La merla e famiglia stettero per tre giorni, tutti stretti, vicino al  camino e la fuliggine e il fumo li resero tutti neri. Quando uscirono a febbraio si accorsero che le loro bianche piume restavano nere, da allora nere sono sempre rimaste. A ricordare che un tempo i merli erano bianchi è rimasta solo la piuma bianca della coda del merlo che svolazza vicino a casa mia.
Ecco spiegato il motivo del freddo che fa a fine gennaio e che quest'anno questi "tri dì i nas vol lasar".
"che gennaio abbia chiesto altri giorni a febbraio??"
Detto popolare: ala Madonna ziriola d'l’invern a sen fora, ma sa piov o tira vent d'l'invern ag sen dentar.

venerdì 6 gennaio 2012

Vino e porta bottiglie



Il Clinton, normalmente pronunciato Clintòn (in veneto anche crinto o grintón), è un vino rosso, prodotto da una vite importata in Europa intorno al 1820 dall'America in seguito alla invasione della fillossera cui è resistente.
Un tempo era diffuso in varie regioni d'Europa. Il vino è ormai quasi scomparso ma godette in passato di grande diffusione, ancora assai popolare tra i conoscitori. Ha bassa gradazione alcoolica, il che lo rende di difficile conservazione, oltre la primavera. Ha un colore violaceo intenso che lascia una traccia densa nelle bottiglie e nei bicchieri e una macchia particolare nelle tovaglie, un forte profumo fruttato e un inconfondibile sapore che ricorda la fragola.
La sua produzione è proibita in tutta la Comunità Europea, salvo alcuni permessi particolari[1], come anche per il Fragolino.
È un incrocio tra la Vitis labrusca e la Vitis riparia. Il nome deriva da quello della città di Clinton (Iowa, USA), di cui alcuni vitigni erano originari. È inoltre poco attaccata dalle malattie crittogamiche.
Una volta vinificato con le tecniche tradizionali, il Clinton si arricchisce di alcool metilico, sostanza che provoca danni al nervo ottico e alla retina per le interazioni che provoca al sistema nervoso.
                                                                                                                                         (Wikipedia)

Questo è un altro vino che ho chiamato amichevolmente BILL dal nome dell'ex presidente americano, magari gliene spedisco un paio...

Tangram gatto

TANGRAM  
Antico gioco cinese. 
Sette pezzi con i quali si possono realizzare molte figure.
Realizzato in legno per porta CD, libri, od altro. 

sabato 24 dicembre 2011

Auguri 2011

Un felice e sereno Natale 
agli Amici che seguo e che mi seguono.
Con tanta amicizia:
GRAZIE per quello che mi avete fatto conoscere di voi.
GRAZIE per quello che di voi mi avete donato.
GRAZIE perché insieme a voi ho condiviso, il "dare" senza bisogno di "ricevere".
GRAZIE perché ho delle persone da ricordare.
GRAZIE perché voi non mi lasciate mai solo.....

                                                                        FerMala

giovedì 8 dicembre 2011

Scacchiere



Nebbia, nebbia e ancora nebbia.
Nebbia che non mi fai guardare lontano oltre il campo di grano.
Queste scacchiere mi servono per giocare chiuso in casa.
Camino acceso, caldarroste e vino.... 

lunedì 5 dicembre 2011

San Nicola 5 dicembre


Un Santo con una lunga barba bianca trasportato su di un calesse per le vie del Paese da fauni ululanti , il fumo delle torce che irraggiano le tenebre di una luce sinistra, ragazzi e bambini che scappano urlando in preda al panico, il Caos che regna sovrano.
Questo è lo scenario - nella sua parte iniziale - della rumorosa e inquietante sfilata della tradizionale festa di San Nicolò e i Krampus.......
 
5 dicembre 2010 “Salzburg”
  10 gradi e umidità al 95% e passa. Io ho la giacca a vento quella pesante, Eliana pure. Si dovrebbe partire con la Chrysler di Marco, ma perde carburante e allora non resta che il duro pik up. Lo carichiamo all’inverosimile: marmellata di kiwi, di prugne, kiwi, mele e una valigia di indumenti per almeno un mese: per fortuna che non si paga il bagaglio. Destinazione Salzburg, dove mia figlia mette in pratica il desiderio familiare di girare il mondo, lei e lì per studiare il tedesco e mangiare crauti e wafer e a guardare ragazzoni alti e muscolosi.
  La strada è lunga, si prevede una sosta e arrivare al tramonto. Incontriamo pioggia, nebbiolina e neve alla frontiera, poi monti e case imbiancate: piccoli presepi. Non incontriamo nessun italiano solo krukki. Ci fermiamo alla frontiere per acquistare la vignetta da applicare al parabrezza: un cappuccino e un panino al prosciutto, con un pane durissimo che mi rovina la bocca, mi provo una giacca a vento e l’antitaccheggio fischia, un biglietto della lotteria e si prosegue. Dal finestrino Eliana scatta fotografie di alberi altissimi e di case coperte di neve bianca incastonate in alte montagne. Il sole lo abbiamo lasciato in Italia. Boschi di pini e abeti e ancora boschi e montagne e paesini sparsi. Arriviamo nel centro di una piazza, l’aria è frizzantina e sui marciapiede ancora neve, facciamo un giro e imbocchiamo, come fossimo degli esperti, l’entrata del parcheggio.
  Salzburg è una bella città collocata in mezzo alle montagne e sulle rive del fiume Salzach. Un grande parco cittadino con alberi secolari,  in cima alla collina un convento dove si può ammirare la città da sopra una piazzola appositamente costruita. Grandi palazzi che indicano la vita ricca di corti e cortigiani, vecchi di secoli, ma rimodernati e imponenti.  Muri spessi.  Statue, teatri, cupole.  Museo della scienza, una grande palla d’oro nella piazza principale dove scattare le foto anche dei banchetti tradizionali di natale. La città di Mozart, vecchia e imperiale come tutte le capitali.  La gente va e viene compra e vende, credevo di aver raggiunto una nazione lontana, ma mi risento a casa quando incontro un collega di lavoro anche lui in vacanza. Non capisco un'acca, ovviamente, per fortuna ho l’interprete al seguito. E' l’Austria,  sì un paese “crucco” ma ricco di musica, pulito e ordinato.
  Mi aspetto che spuntino guerrieri con spada e lancia. No! Sono enormi e spaventosi krampus che al suono dei campanacci, vestiti di scure pellicce, e muniti di fruste castigano i curiosi passanti.
  Fa freddo, ma non si sente: è asciutto. Poi il caldo dell’albergo, l'odore dei crauti dappertutto. Mi si stringe al braccio Eliana da una parte e Isabella dall’altra. Vedo e rivedo solo una figura magra con i capelli mezzo biondi e lunghi, ingruttolita dal freddo, con la sciarpa da dove un voce chiara e squillante dice: ciao mamma ciao papà e mi sfiora con un bacio la guancia.
   E … “scusate l’emozione”. FerMala


sabato 3 dicembre 2011

Presepi

Legno

Noce di cocco

Zucca

BUON NATALE
MERRY CHRISTMAS
JOYEUX NOEL
FELIZ NAVIDAD
WEIHNACHTEN

lunedì 14 novembre 2011

Tavolo ... grande


Storia del tavolo:


Il legno usato è abete e proviene da un albero tagliato nel bosco del Cansiglio nella primavera del 2006. Tagliato e segato presso una segheria che sfrutta il salto dell’acqua del torrente per farla funzionare.
Le assi sono state lasciate essiccare all’ombra, lavorate e incollate creando un pannello lato lungo di cm. 400, mentre il lato corto è di cm. 121; lo spessore è cm 4.
Lavorato e assemlato presso il laboratorio di falegnameria di Fabio da FerMala. Vernice al nitro tre mani con precedente abrasione manuale.
Tempo impiegato per abbattimento, trasporto, taglio, piallatura, incollatura, levigatura, pirografia ore: 50 in giorni 950.
La libera incisione con il pirografo è di FerMala.
Incisione: Le lettere rappresentano le iniziali del casato degli amici “B.....i” insediatisi in Stienta.
Si intendono rappresentare due lettere “B” leggibili da entrambi i lati legate tra loro; un’edera tiene il gambo, mentre i girasoli sono sparsi sulla curvatura della lettera e vengono legati da piccoli cerchietti. il tutto a rappresentare quello che più vi aggrada pensare mentre guardate.
Nel disegno è inserita una tavoletta con una enigmatica scritta, è sostenuta da due ragni come se il sapere sia legato ad una ragnatela, le frasi si possono leggere da tutti i lati e da destra e sinistra. SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS.
Si tratta di una scritta trovata a Pompei, durante gli scavi, dove un “un ignaro cittadino” aveva lasciato il suo messaggio scritto in latino volgare e quindi di difficile traduzione.
Molti gli studiosi che ne danno una loro interpretazione: la mia è questa -
“IL CREATORE DEL MONDO DETIENE IL MOVIMENTO DELL’OPERA” .
Il tavolo è stato costruito appositamente per essere posizionato presso la casa di campagna, dove si riuniscono (volentieri) parenti e amici per convivi are in amicizia........


giovedì 3 novembre 2011

Formaggio

10 litri di latte appena munto, avuto da un contadino nostro conoscente, lo abbiamo messo in un contenitore adeguato, abbiamo aggiungeto 2 gr. di caglio, che si acquista in farmacia, 
Scaldato fino a portarlo a circa 40 gradi e poi lasciato riposare per qualche ora.
Sulla superficie si è addenserà la cagliata.
Quest'ultima l'abbiamo rotta e separata, scolata e messa in apposita sagoma in legno.
Pressare per far uscire tutto il siero.
Il giorno dopo immergere il composto in acqua salata per qualche ora.
Lasciatelo maturare a piacere in luogo fresco e umido
Abbiamo anche tentato di fare la ricotta, ma non ci è riuscito.
Ora in dispensa abbiamo tutto l'occorrente per passare l'inverno: conserve, marmellate, miele, vino, kiwi, mele, noci, il buonissimo nocino ed ora anche il formaggio fatto in casa.
Resto in attesa di amici per condividere in compagnia.

mercoledì 2 novembre 2011

Padre mio e Madre mia che siete in cielo ...


Mamma e Papà mio,
 che siete in cielo
 Siete sempre con me.
Guardo le nuvole bianche
e vedo le vostre belle immagini.
Con Voi, gli angeli dei miei due Fratelli
e tutte le persone che ho amato quand'erano in vita
Attimi.
sereni,  tranquilli,  bei ricordi.