domenica 8 ottobre 2017
domenica 1 ottobre 2017
La poltrona e la sedia vuote.
Vicino alla finestra c’è una poltrona,
dove ogni sera Mamma si sedeva ad aspettare il mio ritorno.
Sulla sedia accanto Papà, teneva compagnia.
Quando aprivo la porta vedevo i vostri occhi accendersi
di luce,
il volto sorridente e disteso.
Il vostro amore era per me.
Le vostre mani sempre pronte per una carezza ai mie
figli.
Nell’attesa Tu Mamma lavoravi ad uncinetto,
il Babbo raccontava storie di gioventù.
Fu prima Lui ad abbandonare quella sedia, poi Tu la poltrona.
Ora anch’io mi siedo ad aspettare il ritorno dei miei
figli.
Li aspetto come Voi avete aspettato tutti noi,
con gioia, con amore,
in silenzio fino al tramonto.
giovedì 27 luglio 2017
sabato 10 giugno 2017
e vai con il rame
Filo di rame rigido che con il tempo ha preso il tipico colore verde rame ho aggiunto una coccinella su ad una foglia.
Una libellula stilizzata e una farfalla sempre in rame.
Le rigature sono state fatte battendo con il martello su ad un apposito scalpellino.
Tanto per passare il tempo e sfuggire al caldo dell'estate imminente.
domenica 19 marzo 2017
I viaggi del pesciolino
Questa è una raccolta dei viaggi che sta facendo il mio pesciolino.
Ad ogni viaggio viene liberato un piccolo pesciolino di legno con il logo del mio blog.
Chi lo trova è pregato di fotografarlo e comunicarmi dove è stato trovato.
Sharm è in questo mare che sta nuotando il primo pesciolino.
2° pesciolino.
Nepal parco Chitwan a Katthmamdu. Un piccolo torrente che corre veloce.
3° pesciolino.
Posizionato in bella vista su ad un cartellone dell' aeroporto di Lanzarote Isole Canarie.
Questo è ben visibile e facile da notare e raccogliere.
4° Pesciolino.
Lo porterà al mare l'acqua limacciosa dell'Arno passando sotto il ponte vecchio a Firenze.
venerdì 3 febbraio 2017
L'influenza
L’INFLUENZA (03/02/2017)
Ringrazio di
essere nato in un borgo di poche case: quattro in tutto, di un piccolo paese
della pianura Padana a ridosso dell’argine del grande fiume.
Tanti prati, uno stradone lungo tra due file di pioppi. Lì, con tanti amici, ho imparato a nuotare nei canali, a correre scalzo a piedi nudi e a strisciarli a terra per alzare la polvere.
Ho bevuto acqua dai fossi e acchiappato rane e pesci con le mani nude.
In primavera a far gara chi raccoglieva più viole profumate per poi metterle a bagno in un bicchiere d’acqua. A soffiare sui “brusaoci” e con il gambo tenuto tra le dita per farlo piegare, fintantoché non si terminava la cantilena “…… meopà le andà in parson par un gran ad furmaton …” e realizzare trombette; con i rami giovani di salice ho imparato a fare zufoli.
Ringrazio di aver giocato con quello che capitava: la “ lipa”, il “ maghin” e lo “s'cianco”.
Ringrazio gli uccelli per i loro nidi, poi noi a scalare gli alberi per osservare gli implumi uccellini.
La nonna che teneva in mano le ortiche per tagliarle e darle ai pulcini, mentre mi raccontava le storie del suo passato.
Ho vissuto tra buoi, mucche e saltellanti vitellini che correvano alle mammelle materne.
Una fattoria in piena regola con galline, faraone, tacchini e il maiale che urlava disperato a dicembre .
Mi son rimasti quei ricordi e quelle innocenti emozioni che a volte riappaiono nitide:
quando salivo sulla groppa della nostra cavalla mentre mio fratello la teneva per le redini, mi sembrava altissima.
Ringrazio per il pane che non è mai mancato a casa mia, la polenta e il companatico, neppure il vino e la grappa fatta in casa, rallegrando le sere d’inverno quando i nostri vicini venivano a giocare a tombola o a briscola.
Ricordo il caldo crepitio del fuoco mentre fuori nevicava ed io segregato in casa sbirciavo dal vetro della finestra per controllare se "al trapulin" avesse preso qualche ignaro passero.
Immancabile l’influenza annuale che mi costringeva a letto con la febbre. La visita del medico. La paura mentre lo sentivo salire le scale e poi il responso: “punture”. Dall’ armadio usciva la scatola di alluminio con la siringa in vetro e un grosso ago che venivano fatti bollire sulla cucina a legna. Mia madre fungeva da infermiera “ sta fermo” girati e abbassati le mutandine. I miei fratelli mi tenevano, per quel che potevano, fermo mentre “l’infermiera” con un batuffolo di cotone imbevuto d’alcool mi strofinava la natica predestinata . “ non tener duro che ti fa più male”, parole inutili, io indurivo il muscolo ma l’ago entrava a svolgere la sua funzione.
Tanti prati, uno stradone lungo tra due file di pioppi. Lì, con tanti amici, ho imparato a nuotare nei canali, a correre scalzo a piedi nudi e a strisciarli a terra per alzare la polvere.
Ho bevuto acqua dai fossi e acchiappato rane e pesci con le mani nude.
In primavera a far gara chi raccoglieva più viole profumate per poi metterle a bagno in un bicchiere d’acqua. A soffiare sui “brusaoci” e con il gambo tenuto tra le dita per farlo piegare, fintantoché non si terminava la cantilena “…… meopà le andà in parson par un gran ad furmaton …” e realizzare trombette; con i rami giovani di salice ho imparato a fare zufoli.
Ringrazio di aver giocato con quello che capitava: la “ lipa”, il “ maghin” e lo “s'cianco”.
Ringrazio gli uccelli per i loro nidi, poi noi a scalare gli alberi per osservare gli implumi uccellini.
La nonna che teneva in mano le ortiche per tagliarle e darle ai pulcini, mentre mi raccontava le storie del suo passato.
Ho vissuto tra buoi, mucche e saltellanti vitellini che correvano alle mammelle materne.
Una fattoria in piena regola con galline, faraone, tacchini e il maiale che urlava disperato a dicembre .
Mi son rimasti quei ricordi e quelle innocenti emozioni che a volte riappaiono nitide:
quando salivo sulla groppa della nostra cavalla mentre mio fratello la teneva per le redini, mi sembrava altissima.
Ringrazio per il pane che non è mai mancato a casa mia, la polenta e il companatico, neppure il vino e la grappa fatta in casa, rallegrando le sere d’inverno quando i nostri vicini venivano a giocare a tombola o a briscola.
Ricordo il caldo crepitio del fuoco mentre fuori nevicava ed io segregato in casa sbirciavo dal vetro della finestra per controllare se "al trapulin" avesse preso qualche ignaro passero.
Immancabile l’influenza annuale che mi costringeva a letto con la febbre. La visita del medico. La paura mentre lo sentivo salire le scale e poi il responso: “punture”. Dall’ armadio usciva la scatola di alluminio con la siringa in vetro e un grosso ago che venivano fatti bollire sulla cucina a legna. Mia madre fungeva da infermiera “ sta fermo” girati e abbassati le mutandine. I miei fratelli mi tenevano, per quel che potevano, fermo mentre “l’infermiera” con un batuffolo di cotone imbevuto d’alcool mi strofinava la natica predestinata . “ non tener duro che ti fa più male”, parole inutili, io indurivo il muscolo ma l’ago entrava a svolgere la sua funzione.
Ero un
signore e neppure lo
sapevo.
Quanta serenità in quella famiglia che sapeva godere di quel poco che c'era.
Ora che ci penso quanti regali ho avuto in tutti quei giorni che mi son sfuggiti come sabbia tra le dita.
Quanta serenità in quella famiglia che sapeva godere di quel poco che c'era.
Ora che ci penso quanti regali ho avuto in tutti quei giorni che mi son sfuggiti come sabbia tra le dita.
FerMala
sabato 28 gennaio 2017
mercoledì 11 gennaio 2017
Scaldaletto - prete o munega
Scaldaletto trasformato in lampada.
In Italia settentrionale venivano chiamati preet o munega (prete o monaca)
Questo attrezzo veniva messo sotto le coperte con un braciere al centro e serviva per dare un po' di tepore prima di coricarsi.
... ed ora al lavoro: iniziano le richieste per la produzione.
martedì 27 dicembre 2016
Natale! e per sempre Natale.
Natale! e per sempre Natale.
……… Ormai ci siamo, domani è Natale e
sono pronto a mettere la letterina sotto il piatto di mio padre.
Lo faccio ormai da qualche anno, da quando ho imparato a scrivere e il maestro
Egidio detta alla classe le frasi da mettere.
Alla bottega di Primo “baleta” ho comprato una bella letterina con il
presepe: il bue, l’asinello, San
Giuseppe, La Madonna che tiene in braccio il bambino Gesù.
La prima pagina e cosparsa di brillantini ed ha una finestrella, quando la
apri vedi il presepe e le promesse che ho scritto: sarò buono, studierò, dirò
le preghiere, non farò arrabbiare la nonna …
.... E’ Natale tutta la famiglia è riunita attorno alla tavola imbandita, sono ansioso, il babbo non se né ancora accorto mangia lentamente i cappelletti cotti con il brodo di cappone.
Io guardo la mamma complice nell’aver messo sotto il piatto la letterina.
Finalmente il pranzo finisce e poco prima di togliere l’ultimo
piatto, prima del dolce: la “zuppa inglese”, mia madre fa un cenno al papà che
dice sorpreso: “ma guarda te oggi questo piatto quant’è alto che cosa ci sarà
sotto?"
Poi lo sposta e con un'esclamazione gioiosa prende la mia letterina. Mi invita a
leggerla mente tutti restano attenti e in silenzio. Mi siedo sul bordo del camino
e alla luce del fuoco stentatamente leggo. “Sto leggendo una serie di
promesse che so che non manterrò”.
Arrivo alla fine, alzo gli occhi e vedo le sue manone aperte che mi
invitano ad un forte e caloroso abbraccio.
Gli do un bacio sulla guancia e lui mi da una moneta di carta.
Molti natali son trascorsi e quel bimbo è papà di due figli ultra trentenni
che continuano ancora a mettergli sotto il piatto la loro letterina.
La "piacevole commedia” si ripete ogni anno ed ogni anno condividiamo
ancora la gioia nel mettere in scena la tradizione.
Natale! e per sempre Natale.
sabato 24 dicembre 2016
Trea - gioco o libreria?
Tra i più famosi giochi da tavolo, adatto a tutte le età!
Allinea tre pedine e fai il tuo Mulino, per sottrarre pezzi all’ avversario.
Puoi anche giocare con un amico.
Allinea tre pedine e fai il tuo Mulino, per sottrarre pezzi all’ avversario.
Puoi anche giocare con un amico.
.... oppure ne costruisci una molto grande e la appendi al muro
come idea originale per una libreria o porta oggetti.
Facile da smontare e ricostruire pezzo per pezzo.
mercoledì 20 luglio 2016
La biella nel bosco
Realizzazione di 12 premi (originali) per una gara di cross con scooter da 50cc.
L'organizzazione della gara è della THOUSAND TRUNCK, meglio chiamata MILLE TRONCHI.
Sono stati presi 12 tronchi di legno dove è stata fissata una biella.
L'originale premio è andato ai primi classificati di ogni categoria che hanno molto gradito.
La gara si è svolta in un piccolo bosco di una afosa domenica di luglio.
e la "Bella addormentata nel bosco" è diventata: "la biella vinta nel bosco"
Altrettanto gradita una katana giapponese in legno per un felice bambino cinese con ideogrammi del suo nome.
martedì 12 luglio 2016
Gufo Sasso Farfalle
Un piccolo elaborato gufetto se lo tocchi muove la testa e dice sempre di NO!
Un sasso tagliato - se lo sfiori emette deboli suoni che aveva incamerato 60 milioni di anni fa.
p.s. se non funziona lo si può utilizzare come porta corrispondenza.......
Farfalle: Volo leggero ma sicuro la più grande guida e fa strada ai suoi due giovani figli.
giovedì 7 luglio 2016
anche questo deve passare
Re Salomone, quando il suo regno era al massimo
dello splendore, chiese ad uno dei suoi filosofi di corte che gli confezionassero
una frase che lo facesse meditare.
Dopo qualche tempo ebbe la risposta: “Prima o poi
tutto passa”.
Ogni periodo della nostra vita prima o poi
finisce.
Il periodo dell’infanzia, della gioventù, della
maturità, della vecchiaia, della forza, della debolezza, della gioia, del
dolore della ricchezza, della miseria, dell’amore, della noia….
Insomma prima o
poi tutto finisce.
Accettiamo la realtà così come ci viene
data o come la creiamo noi e potemmo vivere bene sempre.
Per scacciare i malefici ho dato (chi ci
crede) un braccialetto in acciaio dove è incisa una frase che
scaccerà, con l’aiuto di chi lo indossa, tutte le cose cattive e allontanerà le persone
che danno noia.
this too shall pass –
anche questo deve passare.
giovedì 31 marzo 2016
Sogna, mia piccola Isabella
Sogna, mia Piccola
Isabella
Sogna sempre non ti stancare di sognare!
Tieni sempre la luce accesa e lontano il buio.
Sogna sempre non ti stancare di sognare!
Tieni il fuoco acceso che allontani il freddo.
Sogna sempre non ti stancare di sognare!
Apri il cuore con sincerità a chi Ti ama.
Sogna sempre non ti stancare di sognare!
Asciuga i tuoi occhi e godi quello che hai.
Sogna sempre non ti stancare di sognare!
Sorridi alla vita e credi nel futuro migliore.
Sogna sempre non ti stancare di sognare!
Dischiudi gli occhi e guarda quanto c’è di bello.
Sogna sempre non ti stancare di sognare!
Continua a sorridere a sognare e ad essere felice.
Mia piccola Isabella.
sabato 12 marzo 2016
Gufo
Gufo
Bello sì bello no!
Questo gufo a chi
lo do?
Lo darò al suo gatto
nero
che le fa fusa un
anno intero.
Lo darò per gli
ornamenti,
che si mette un po’
pendenti.
A lei lo darò,
che lo metta sul
comò.
Su sito in foto lo
pubblicherò,
dove i “mi piace” anelerò.
A lei lo darò,
e un bacio sulla
guancia cercherò.
sabato 13 febbraio 2016
lunedì 28 dicembre 2015
Il mio "dream" genealogico
Tanto tempo fa, prima che arrivasse la civiltà moderna, in un piccolo villaggio del Mantovano nella pianura Padana, viveva una famiglia, padre e madre dai nomi profetici: lui Noè, lei Fortuna.
Erano due forti giovani che dal sorgere del sole al tramonto lavoravano con fatica e sudore la terra. Si conobbero ed ebbero figli e figlie che crebbero in salute e prosperità.
Costruirono un cerchio con un ramo di salice e ad ogni figlio che nasceva vi fissavano una piuma d'uccello, un crine di cavallo, la lana di una pecora o una conchiglia.
Mentre eseguivano l'operazione di fissaggio dell'oggetto al cerchietto di salice, chiedendo per il neonato forza e salute, si esercitavano a costruirgli un sogno.
Le generazioni si sono succedute, il cerchio è passato di mano in mano fino all'unità d'Italia quando poterono emigrare. Nell'attraversare il fiume Po su ad un'esile barchetta il cerchio cadde in acqua e la corrente lo portò lontano al mare.
La nonna Matilde mi raccontava del suo bisnonno che aveva tramandato a suo figlio e a suo nipote di questo cerchio coperto di tanti oggetti simbolo:
"Le cose che vedi di notte si chiamano sogni".
L'altra notte mi è apparsa in sogno la mia nonna e mi ha fatto ricordare di quel cerchio.
Ho preso del filo di rame ed ho incominciato ad avvolgerlo e per ogni avo un giro. per ogni giro una storia della mia memoria.
Ho costruito un albero in un cerchio con radici e tanti rami, poi una gemma per ogni ramo e tante palline colorate a simboleggiare altrettante famiglie generate.
L'albero genealogico dei miei avi e dei sogni lo lascio a mia figlia Isabella affinché lo porti nel futuro.
Isabella -
Marco -
Fernando - Eliana
Dario - Maria
Matilde - Sigismondo
Gaetano - Margherita
Luigi - Antonia
Noè - Fortuna
martedì 15 dicembre 2015
Nebbia e Vulcano

La nebbia del Val Padana a casa mia. (inutile dirvi che è la foto di sinistra)
Stanco della nebbia, che dura da troppo tempo, sono scappato in cerca di calore e guardate che cosa ho trovato: il più piccolo vulcano a mondo che si trova nell'appennino Tosco-Emiliano - Villaggio Monte Busca Tredozio è difficile trovarlo perché è nascosto da un cascinale abbandonato e pieno di erbacce. Individuato il cascinale si segue uno stretto sentiero di poche decine di metri ed ecco si scorge il fuocherello perenne alimentato da gas naturali.
Mentre la mia nebbia non sale agli irti colli, ne si sente urlare il maestrale che la potrebbe spazzare via; e di stormi di uccelli neri che vanno a migrare restano solo i miei pensieri nella noia ad aspettare l'apparire del sole.
martedì 10 novembre 2015
giovedì 5 novembre 2015
100 anni dalla grande guerra
I RICORDI,
VISTI CON GLI OCCHI DELLA PACE.
Tu Soldato di pace
100 anni son passati
e i ricordi, in molti, si son sopiti.
Hai posato la falce e il badile,
e ti hanno messo in mano un fucile.
Dalla campagna sui monti salivi
e di piombo sconosciuto morivi.
Ormai nessuno sa più,
per chi sei morto sulle Alpi lassù.
Solo un fiore sopra il sasso che Ti copre
spunta china il capo e tace.
Giovane, ma moriste in molti,
spunta china il capo e tace.
Giovane, ma moriste in molti,
mentre andavate agli assalti.
Caduti sulla terra sanguinanti,
a rendervi uguali tutti quanti.
Ti hanno strappato la vita
e resti una pena mai sopita.
Il monte, testimone, ricorda e tace
la Tua gloria per la nostra pace.
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