lunedì 3 luglio 2023
lunedì 5 settembre 2022
giovedì 12 agosto 2021
La mietitura
La mietitura, primi giorni d’estate.
Chiunque sia nato o cresciuto in campagna sa che la più bella delle feste era la mietitura.
Quando i campi cominciavano ad essere dorati e il sole cocente alto nel cielo, era il tempo favorevole per tagliare il frumento.
Tutto il campo era un brulicar di gente indaffarata, ognuno con il proprio arnese per svolgere al meglio la mansione affidata.
Intorno a quel campo di grano i mietitori tagliavano gli steli di frumento, altri legavano con i balzi intrecciati di quella paglia di fiume che cresce spontanea lungo i fossi.
Si vedeva qua e là, la schiena curva d’un mietitore, la precisione nel tagliare gli steli e del posare delicatamente le spighe al suolo, avvolgendo con le braccia, per passarvi il balzo e legarle.
Terminata l’operazione di taglio e legatura delle faije, così le chiamavano al mio paese, venivano messe in covoni a forma di croce (crusete) con le spighe rivolte verso il centro. Il campo arso e polveroso, il sole cocente e il caldo torrido, la polvere che si appiccicava al sudore non fermavano l’allegria contagiosa dei mietitori.
Un ragazzino girava per il campo per portare acqua e vino annacquato per dissetare i lavoranti. I giorni successivi entravano le spigolatrici, donne e bambini a raccogliere le poche spighe rimaste.
Il giorno più atteso era quello della trebbiatura quando si separava il frumento dalla paglia. Un carro trainato da buoi portava nella corte i fasci di frumento. Una grande trebbia rossa azionata da un rumoroso Landini con una grossa cinghia avrebbe provveduto a separare il frumento dalla paglia.
Per il gran caldo e la polvere, i contadini si riparavano come potevano, con un cappello di paglia e un fazzoletto al collo. Altri si caricavano sulle spalle i sacchi per scaricarli sull’aia dove i ragazzini a piedi scalzi provvedevano a distenderlo e prepararlo all’essiccazione.
Questi sono i ricordi che escono dalla bocca dei nostri padri e nonni, che ci raccontano di quei giorni in cui si lavorava duramente ma, si era felici.
Felici perché non tutti gli anni il raccolto andava bene e quando si mieteva significava frumento e quindi pane.
Ancora oggi, rivivo quei giorni lontani, dei primi giorni d’estate di un bambino che camminava scalzo tra i chicchi di frumento …
lunedì 21 giugno 2021
giovedì 11 marzo 2021
martedì 29 dicembre 2020
il mio confinamento - lockdown
mercoledì 25 novembre 2020
martedì 7 luglio 2020
mercoledì 27 maggio 2020
giovedì 21 maggio 2020
lunedì 2 marzo 2020
1° Marzo
Dopo tante assolate e limpide giornate,
una leggera pioggerellina primaverile
bagna la terra, che ringrazia.
Le gocce si fermano come cristalli sulle viole.
Cantano le raganelle dopo tanta arsura.
L’aria odora di nuovo, di primavera,
anche se ancor lontana.
Le foglie del canneto si muovono,
allegramente alla leggera brezza.
Si odono le tortore “tu-tuuu-tu”
e il merlo fischiettare.
Volano nel cielo uccelli indaffarati,
nel becco tengono un filo d’erba secca:
si preparano al nido.
Il giorno ci dà più luce.
I tramonti infuocati rinnovano il loro fascino.
Riprende la vita gioiosa.
Osservo, ascolto, immobile e in silenzio.
Poi, come il tempo, riprendo il mio cammino.
mercoledì 8 gennaio 2020
sabato 21 dicembre 2019
Buon Inverno e Buon Natale.
Nella stalla, gli uomini governano gli animali e raccontano storie.
Fuori nevica.
Il vento freddo, fischia a raffiche ostili e costruisce cumuli di neve.
Dai coppi, del tetto, si formano ghiaccioli.
Vorrei uscire a rincorrere i fiocchi di neve.
Mia madre mi manda a fare i compiti di scuola.
Nella stanza da letto, alla luce fioca di una piccola lampada e al calore di una stufa in pietra rossa con sopra un pentolino d’acqua. Distratto metto inchiostro sulle pagine di un quaderno con le orecchie agli angoli.
Il cesso all’esterno, l’orinale sotto il letto, un catino con una brocca d’acqua fredda per lavarsi la faccia.
Un elmetto tedesco funge da scaldaletto, con le braci emana tepore alle lenzuola.
Fra tre giorni è Natale.
Sento la musica dei zampognari venuti dal sud.(piva, piva l’oli d’uliva,..).
Il maestro mi ha fatto scrivere la letterina, con tante promesse, da mettere sotto il piatto del papà.
A scuola quando entra qualcuno ci alziamo in piedi e in coro lo si saluta.
Quando c’è da parlare, si chiede il permesso...
Anche oggi è inverno… tutto è cambiato.


































